Catorci con le ali (o senza)
Non solo Alitalia. In Europa lo Stato ritorna padroncino
I governi europei sono diversamente interventisti nelle compravendite private che hanno coinvolto società di rilevanza nazionale. Come dimostrano le recenti vicissitudini di Alitalia, l’esecutivo italiano è stato costretto a intervenire – per questioni di necessità – quando la trattativa con gli emiratini di Etihad è arrivata a un punto morto per via delle resistenze delle parti coinvolte, dalle banche ai soci azionisti, nel soddisfare le rischieste draconiane avanzate dal vettore emiratino, l’unico in corsa per rilevare la compagnia di bandiera.
16 AGO 20

I governi europei sono diversamente interventisti nelle compravendite private che hanno coinvolto società di rilevanza nazionale. Come dimostrano le recenti vicissitudini di Alitalia, l’esecutivo italiano è stato costretto a intervenire – per questioni di necessità – quando la trattativa con gli emiratini di Etihad è arrivata a un punto morto per via delle resistenze delle parti coinvolte, dalle banche ai soci azionisti, nel soddisfare le rischieste draconiane avanzate dal vettore emiratino, l’unico in corsa per rilevare la compagnia di bandiera. “Il governo italiano è impegnato ad accompagnare un eventuale accordo, c’è l’impegno istituzionale a farlo”, ha detto mercoledì il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, a seguito dell’incontro con il suo omologo emiratino Abdullah Bin Zayed che aveva segnalato le condizioni “difficili” della trattativa iniziata orma dieci mesi fa. Ancora una volta, come già nell’autunno scorso con l’ingresso nel capitale azionario di Poste (una compagnia pubblica), lo stato è chiamato a supplire alle carenze e all’inerzia dei capitalisti privati, imprenditori e banche, che hanno rilevato l’Alitalia cinque anni fa con risultati fallimentari. Ieri il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha incalzato i soci. “La trattativa si è riaperta. Ora si tratta di dare delle risposte, altrimenti si chiude”. L’interventismo italiano stavolta non è dettato da velleità nazionalistiche, o dalla difesa del vessillo consunto dell’italianità, come fu nel 2008 con l’arrivo dei “capitani coraggiosi”, ma dal fatto che Abu Dhabi è l’ultima spiaggia per l’ex compagnia di bandiera che attualmente perde più della vecchia azienda di stato e ha un’autonomia finanziaria che va esaurendosi.
[**Video_box_2**]Anche Washington tentata dai paletti Tutt’altro approccio interventista quello degli inglesi. La Gran Bretagna da tempo sta mettendo in questione la sua “neutralità”. La settimana scorsa, governo e opposizione laburista hanno cominciato a battibeccare sulla convenienza del take over lanciato dalla casa farmaceutica americana Pfizer sulla AstraZeneca, l’offerta più alta di sempre nel settore. Il governo di David Cameron “tifa” per un accordo, i laburisti invece sono allarmati per le ricadute sull’occupazione e propongono di ridiscutere la legislazione in materia di protezione delle attività considerate strategiche inserendo anche la ricerca scientifica. Specularmente, negli Stati Uniti si pongono gli stessi interrogativi, temendo una progressiva delocalizzazione del colosso nazionale famoso per il Viagra, e a Washington comincia a farsi largo l’idea di mettere alcuni paletti legislativi alle multinazionali che vogliono trasferire la loro sede legale all’estero per ottenere vantaggi fiscali. Proprio come vorrebbe fare Pfizer, che a Londra pagherebbe meno tasse. La Francia conserva invece il suo secolare approccio protezionista quando respinge, per patriottismo economico e non per ragioni di mercato, l’offerta dell’americana General Electric intenzionata a comprare le turbine del campione nazionale Alstom. Il governo Hollande si è mosso contro la volontà degli azionisti privati della società produttrice di impianti generatori di elettricità, cercando la sponda dei tedeschi di Siemens per opporre un’offerta concorrenziale a quella americana.